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Come leggere l'etichetta di un prodotto tipico e come conservarlo

Che cosa riporta un'etichetta alimentare, che differenza c'è tra «da consumare entro» e «da consumarsi preferibilmente entro», che cosa sono DOP, IGP e PAT, e come conservare i prodotti aperti.

Come leggere l'etichetta di un prodotto tipico e come conservarlo

In breve

Su un alimento confezionato di norma ci sono il nome, gli ingredienti con gli allergeni evidenziati, la quantità, la data e il produttore (alcuni prodotti sono esenti da alcune voci). «Da consumare entro» è una scadenza di sicurezza; «da consumarsi preferibilmente entro» riguarda la qualità. DOP e IGP sono denominazioni europee; PAT è un riconoscimento nazionale, diverso.

Che cosa riporta un'etichetta

Il Regolamento (UE) 1169/2011 elenca le informazioni obbligatorie sugli alimenti preimballati:

  • la denominazione dell'alimento;
  • l'elenco degli ingredienti, con gli allergeni evidenziati (per esempio con un carattere diverso);
  • la quantità netta;
  • la data: scadenza o termine minimo di conservazione;
  • le condizioni di conservazione e, se serve, il periodo di consumo dopo l'apertura;
  • il nome e l'indirizzo dell'operatore responsabile;
  • il paese d'origine o il luogo di provenienza, dove è obbligatorio;
  • la dichiarazione nutrizionale.

Il lotto, che identifica la partita ed è spesso preceduto dalla lettera «L», è previsto dalla Direttiva 2011/91/UE. In Italia l'etichetta indica anche la sede dello stabilimento di produzione o confezionamento (D.Lgs. 145/2017, applicabile dal 5 aprile 2018; si può omettere se coincide con la sede già indicata). Le scritte obbligatorie devono avere un'altezza minima di 1,2 mm per la lettera x (0,9 mm se la superficie maggiore dell'imballo è inferiore a 80 cm²). Acquistando online, tutte queste informazioni, tranne la data, devono essere visibili prima dell'acquisto.

Scadenza e termine minimo di conservazione

  • «Da consumare entro…» è la scadenza: riguarda la sicurezza. Dopo quella data l'alimento non si consuma, anche se sembra buono.
  • «Da consumarsi preferibilmente entro…» è il termine minimo di conservazione (TMC): riguarda la qualità. Se la confezione è integra e ben conservata, l'alimento può spesso essere consumato anche dopo.

Sul vino il TMC non è obbligatorio.

DOP, IGP, PAT, biologico

  • DOP (denominazione di origine protetta): produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono tutte nella zona indicata, secondo un disciplinare. Per il vino le sigle italiane sono DOC e DOCG. Esempi in questo Journal: la colatura di alici di Cetara e il Provolone del Monaco.
  • IGP (indicazione geografica protetta): un legame con il territorio: almeno una fase della produzione avviene nella zona indicata (per la DOP tutte). Esempio: la «Pasta di Gragnano», prodotta e confezionata solo nel comune di Gragnano.
  • PAT (prodotto agroalimentare tradizionale): un riconoscimento nazionale, non europeo, per prodotti con metodi di lavorazione consolidati da almeno 25 anni, in un elenco aggiornato dal Ministero dell'agricoltura. Esempi: il fagiolo di Controne, il cece di Cicerale. Non è una DOP e non va confuso con una DOP.
  • Biologico: richiede il logo europeo a foglia, il codice dell'organismo di controllo e l'indicazione dell'origine delle materie prime. «In conversione» si può scrivere solo in casi limitati.

Le regole europee sulle indicazioni geografiche (DOP, IGP, STG) sono quelle del Regolamento (UE) 2024/1143, in applicazione dal 13 maggio 2024.

Come conservare ciò che si è aperto

  • Frigorifero: sotto i 5 °C (EFSA); per i prodotti refrigerati a rischio il Ministero della Salute indica non oltre +4 °C.
  • Conserve sott'olio aperte: in frigorifero e da consumare presto, secondo l'etichetta del produttore. Non esiste un tempo valido per tutte le conserve: l'Istituto superiore di sanità (ISS) dà indicazioni di tempo solo per quelle casalinghe. L'olio da solo non impedisce lo sviluppo dei batteri. Un vasetto rigonfio, o con odori anomali, non si assaggia mai.
  • Olio: al buio e lontano dal calore; vedi come conservarlo.
  • Formaggi stagionati duri: in frigorifero a 4-8 °C, lontano da cibi che profumano, senza congelare (indicazione di un consorzio per un formaggio a pasta dura); per i formaggi a pasta filata non c'è un'indicazione specifica.
  • Vino aperto: secondo Altroconsumo il vino fermo si conserva in genere 3-5 giorni, in frigorifero e in verticale; lo spumante con tappo a pressione 3-4 giorni.
  • Legumi e riso secchi: in contenitore chiuso, fresco, asciutto e al buio (vedi legumi e riso).

In tutti i casi, dopo l'apertura vale ciò che scrive il produttore in etichetta.

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Se un'etichetta non ti è chiara, o vuoi sapere quali sono i dati dichiarati dal produttore, scrivici. I prodotti si trovano in Dispensa, Dalla Costiera e dal mare ed Enoteca.

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